Mungo: Anniversario morte Borsellino, l’unico modo per non dimenticare è ricordare

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Mungo: Anniversario morte Borsellino, l’unico modo per non dimenticare è ricordare

Categoria : Notizie

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L’unico modo per non dimenticare è ricordare, tramandare ai giovani quello che figure straordinarie come lui, come Paolo Borsellino e come tanti altri caduti nella lotta alla mafia ci hanno trasmesso, e cioè un inestimabile patrimonio fatto di coraggio, di dedizione, di geniali intuizioni, di lezioni di vita. Un’eredità spirituale, professionale e umana che non può e non deve essere mai dispersa. E’ il dovere della memoria: ricordare per non dimenticare, ricordare, fuori dalla retorica e dalle commemorazioni fini a se stesse, la dedizione assoluta a una missione, quella di sconfiggere la mafia e costruire un’Italia migliore, a costo anche di sacrificare la propria vita. Ricordare attuando davvero gli insegnamenti di Paolo Borsellino perché nell’anniversario della morte tutti lo piangono ma poi i suoi insegnamenti e i suoi moniti a cercare la verità, a vigilare sulle collusioni tra affari, politica e criminalità organizzata, vengono sistematicamente dimenticati. Ricordare per impedire la rimozione e l’oblio. Sono oramai trascorsi tanti anni dal fragore dell’esplosione del tritolo che ha ucciso  Paolo Borsellino e gli agenti di scorta e ancora oggi, pieno di vita, affiora il loro ricordo . Quel senso di profondo scoramento che tutti abbiamo provato di fronte all’atroce eccidio di Capaci e di via D Amelio, si è trasformato nella ribellione e nell’impegno civile per tentare di recuperare la società moderna ad  una dimensione più umana, più civile e più democratica, una condizione collettiva finalmente affrancata dal potere mafioso e dalla sottocultura che, da oltre cento anni, lo alimenta e lo sostiene. Purtroppo ci sono volute due stragi enormi per guardare in faccia il mostro che avevamo in seno, la mafia, la ndrangheta, la criminalità in genere. Il sangue di tanti fedeli servitori dello Stato che per affermare che esiste un solo potere che è il potere dello Stato, delle sue leggi e delle sue istituzioni, hanno dovuto pagare con la vita questo loro impegno. L’ultima lettera  Paolo Borsellino, la scrisse alle 5 del mattino del 19 luglio 1992, dodici ore prima che l’esplosione di un’auto carica di tritolo, alle 17 dello stesso giorno, davanti al n.19 di Via D’Amelio, facesse a pezzi lui e i ragazzi della sua scorta. Infatti il Giudice Borsellino si alzava quasi sempre a quell’ora, con quella sua ironia che riusciva a sdrammatizzare  anche la morte, la sua morte annunciata, diceva che lo faceva “per fregare il mondo con due ore di anticipo” e quella mattina cominciò a scrivere una lettera alla preside di un liceo di Padova presso il quale avrebbe dovuto recarsi a gennaio per un incontro al quale non si era poi recato per una serie di disguidi e per i suoi impegni che non gli davano tregua. Invito i giovani a leggere quella lettera che possono trovare su internet, ma il migliore ricordo per non dimenticare, ancora più pregnante, è costituito dall’ultima intervista del Giudice Borsellino.

Giampaolo Mungo

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